Domande e risposte sul tema del dolore

Cosa vogliono sapere sul dolore chi ne soffre e i familiari

  • In presenza di dolori acuti, all'interno dell'organismo si attivano dei recettori, li potremmo chiamare più semplicemente microfoni o campanelli, che attraverso il midollo spinale e svariati centri di comando trasmettono le loro informazioni al sistema nervoso centrale, il nostro cervello. Queste informazioni vengono elaborate nel cervello attraverso un processo complesso. Il risultato di tali processi può essere la percezione del dolore associata a una determinata natura (infiammatoria, acuta, diffusa, pulsante, eccetera) e a una localizzazione più o meno precisa nel corpo. Il cervello tuttavia può anche soffocare i dolori, p. es. creando un diversivo, impegnandosi in qualche attività, concentrandosi in un lavoro interessante oppure in mansioni più importanti (scappare da un pericolo, shock dopo un incidente). Da dolori acuti possono derivare dolori cronici, ma in questo caso ci sono interazioni complesse di svariati fattori.

  • I dolori acuti hanno una funzione di avvertimento, l'eliminazione della causa, il trattamento delle lesioni o della patologia sottostante di solito alleviano questi dolori in modo rapido e duraturo. In genere, gli antidolorifici si rivelano una soluzione efficace.

  • Le sostanze che agiscono a livello del sistema nervoso centrale, potrebbero determinare una dipendenza. L'esempio classico di questi antidolorifici è la morfina e gli oppiacei con essa utilizzati. Oggi sappiamo che una somministrazione regolare nel sangue di preparazioni a effetto ritardato porta a una concentrazione costante di questi medicinali, il che riduce sensibilmente il rischio di una dipendenza. Viceversa, è risaputo che la somministrazione di queste sostanze mediante preparazioni a breve durata d'azione (gocce, soluzioni, compresse non a rilascio prolungato) porta a un aumento rapido della concentrazione del farmaco e di conseguenza anche a un «picco» mentre la durata relativamente breve dell'effetto fa scattare molto presto nel sistema nervoso il bisogno della dose successiva. Tuttavia, la paura di una dipendenza non deve in alcun modo indurre a sopportare i dolori senza un'adeguata terapia.

  • Naturalmente nel nostro Centro si utilizzano anche gli analgesici cosiddetti ad alta potenza (antidolorifici), nei quali rientra anche la morfina. Una volta eseguiti visita ed esami, i medici del Centro discutono con il paziente se un tale farmaco sia opportuno e necessario nel suo caso.

  • In riferimento al dolore, il termine cronico non vuol dire solo «persistente» o «presente da lungo tempo». Un dolore cronico, infatti, è collegato all'interazione di diversi fattori. Indizi di una cronicizzazione sono la diffusione dei sintomi a livello fisico (la regione del corpo interessata dal dolore si diffonde, compaiono altre zone dolorose), ma anche l'insorgenza di problemi a livello psichico-emozionale e nella sfera sociale.

  • Il trattamento precoce e adeguato dei dolori acuti è sicuramente la migliore misura preventiva contro la cronicizzazione. Tuttavia, ogni volta che i trattamenti collaudati e di norma efficaci non hanno effetto oppure hanno solo un effetto limitato sul dolore, bisognerebbe soffermarsi a riflettere se si tratta ancora di un semplice dolore acuto e quindi prendere in considerazione altri fattori.

  • Frequenti problemi di dolori cronici sono cefalee, dolori alla schiena, dolori cervicali, dolori neuropatici (dolori causati da un danno del sistema nervoso) e dolori multiloculari oppure dolori cronici diffusi (per esempio fibromialgia). Nel complesso, il 16% circa della popolazione residente in Svizzera soffre di dolori cronici, vale a dire una persona su sei circa. La maggior parte soffre in silenzio e non è assistita in maniera adeguata. I pazienti mielolesi hanno spesso, molto più della media della popolazione, dolori cronici sovente collegati a spasticità muscolare.

  • Tanto diverse sono le forme di dolore e tanto personale il modo in cui ogni paziente le avverte, quanto differenti sono anche i fattori scatenanti che spesso stanno all'inizio di una lunga e pluriennale storia di dolori. Spesso è successo che le cause scatenanti si manifestassero proprio in un momento in cui il paziente stava attraversando una situazione difficile o stava affrontando un punto di svolta nella sua vita. Ma anche lesioni precedenti, esperienze violente o continui stress psichici e sociali rappresentano punti di debolezza che possono favorire un simile sviluppo.

  • È convinzione generalmente accettata che il dolore cronico debba essere inteso solo come qualcosa che sta alla base di un concetto di malattia bio-psico-sociale. Dove questi tre fattori hanno una valenza differente caso per caso. Non di rado, insieme ai dolori cronici compaiono anche depressione, alle volte crisi d'ansia e molto spesso disturbi del sonno. Bisogna però indagare in ogni singolo caso se questi disturbi si erano già manifestati in passato (favorendo magari lo sviluppo dei dolori cronici), si sono manifestati contemporaneamente senza influire sui dolori oppure se sono una conseguenza dei dolori cronici. Ad ogni modo, devono essere considerati nell'ambito della terapia del dolore.

  • Stando alle statistiche internazionali, le donne sono più spesso vittime di dolori cronici rispetto agli uomini. La cosiddetta «medicina di genere» si è occupata negli ultimi decenni dei diversi effetti dei trattamenti medici, tra cui farmaci, su uomini e donne scoprendo in alcuni casi delle differenze significative.

  • La ricerca sulla qualità di vita ha mostrato molto chiaramente che i dolori cronici interessano la persona nella sua totalità, in tutte le sue funzioni e in tutte le sue sfere di vita.

  • Per capire e formulare una diagnosi di dolore cronico occorre un team. Un ortopedico non è in grado di valutare in modo competente lo stato d'animo del paziente e fare una diagnosi psichiatrica, l'operatore sociale non può stimare l'efficienza del paziente, le sue limitazioni e le sue risorse così come lo psichiatra o lo psicologo non è nella condizione di poter giudicare il grado di un danno fisico e le possibilità terapeutiche attraverso infiltrazioni mirate o fisioterapia. Per comprendere appieno la complessità del paziente e della sua situazione, serve quindi un team di specialisti del dolore, che condividono le proprie valutazioni e conoscenze e che trovano un accordo comune su come procedere. La collaborazione del paziente in tal senso è fondamentale, dalla raccolta dell'anamnesi alla motivazione e alla partecipazione al trattamento. In genere, il paziente affetto da dolori non riceve solo una diagnosi ma un elenco esaustivo delle componenti coinvolte nella comparsa e nella persistenza dei propri dolori. Il dolore altro non è che una somma in cui si esprimono svariati fattori: malattia, dolore, limitazioni, ingiustizie subite e molto altro ancora.

  • I dolori neuropatici o nevralgie insorgono dopo una lesione dei nervi o una malattia a carico dei nervi o del midollo spinale e del cervello. A seconda del disturbo nervoso sottostante di norma si sviluppano corrispondenti anomalie nella sensibilità così come sintomi quali pizzicori, formicolii o dolori intensi a livello cutaneo. Il trattamento è molto diverso rispetto a quello definito per dolori dipendenti da altre cause (p. es. dolori muscolari). Generalmente si somministrano farmaci che agiscono sul sistema nervoso come quelli appartenenti al gruppo degli antiepilettici o antidepressivi. Si può inoltre optare per procedure chirurgiche (p. es., ma non solo, blocchi nervosi). Nella maggior parte dei casi si rendono necessarie un'indagine neurologica e una misurazione automatizzata della funzione nervosa (neurofisiologia).

  • Lo standard di riferimento per il trattamento dei dolori cronici è la terapia interdisciplinare, quindi multimodale del dolore che, a seconda delle possibilità, viene attuata come trattamento di gruppo. Per la riuscita è necessaria una buona selezione dei pazienti.

  • Promesse false non aiutano il paziente e inevitabilmente portano a cocenti delusioni. Ma per aiutare molti pazienti colpiti da dolori cronici basta già una visita approfondita e un buon accertamento dei loro problemi. Di solito si mira al superamento del dolore con il cui aiuto il paziente può intensificare di nuovo la sua attività, con il quale può riprendere in mano la propria vita nonostante i dolori, partecipare attivamente alla vita, dedicarsi e godersi i suoi hobby.

  • Il Centro del dolore è uno dei principali dipartimenti interdisciplinari per l'analisi e il trattamento dei dolori acuti e cronici nella regione di lingua tedesca. L'Associazione svizzera per lo studio del dolore è un'associazione scientifica di tipo interdisciplinare. Si adopera per fornire informazioni sui dolori cronici, per promuovere il dialogo interdisciplinare, la formazione e il perfezionamento professionale così come la ricerca nel campo della medicina del dolore. Per questo ha coniato un titolo che possono acquisire le persone con perfezionamento professionale nella medicina del dolore: «specialista del dolore SGSS®». Sulla homepage dell'associazione è pubblicato un elenco degli specialisti in possesso di questa qualifica. Purtroppo ad oggi non esiste ancora un riconoscimento della medicina del dolore da parte della FMH, il che lascia spazio a una certa proliferazione nel settore medico e terapeutico. In altri Paesi europei, invece, esistono corsi di perfezionamento riconosciuti e relativi standard di qualifica.