

La passione dei collaboratori del Gruppo svizzero per paraplegici viene alimentata anche da un’inimitabile cultura collaborativa; la base per poter offrire alle persone con lesione midollare la migliore assistenza possibile.
Testo: Stefan Kaiser
Foto: Sabrina Kohler
Con piccoli gesti e qualche parola d’incoraggiamento Michelle Müller aiuta il paziente a trasferirsi dal letto alla sedia a rotelle: «Vai, che ce l’hai quasi fatta!» E, infatti, mobilizzando tutte le forze che ha in corpo, lui ci riesce e le regala un sorriso imbevuto di felicità. Mentre appena due settimane fa questa scena sarebbe stata impensabile, ora i due protagonisti gioiscono insieme di questo ulteriore progresso ottenuto sulla lunga via della riabilitazione del paziente.
Da tre anni e mezzo Michelle Müller lavora al Centro svizzero per paraplegici (CSP) di Nottwil come infermiera diplomata SSS ed esperta in cura delle ferite. Ha sempre sognato di lavorare a contatto con le persone, racconta la 23enne di Emmen (LU): «So che qui al CSP il mio lavoro fa davvero la differenza. Alla sera vado a casa e so esattamente cosa ho fatto. È una sensazione davvero gratificante.»
Il paziente che assiste questa mattina ha una paraplegia e in terapia ha appreso la tecnica corretta per trasferirsi. Sotto la supervisione di Michelle Müller si è esercitato, ancora e ancora. Oltre a dargli preziosi consigli, l’infermiera contatta anche le terapiste, affinché possano perfezionare ulteriormente la tecnica del paziente.


«Avevo le lacrime agli occhi dalla gioia»
Di tutti gli esperti che lavorano in Clinica, gli infermieri sono quelli che assistono in maniera più ravvicinata allo sviluppo dei pazienti: oltre a essere al loro fianco ad ogni ora del giorno e della notte, instaurano con loro un rapporto di fiducia e quindi spesso sono il primo punto di approdo in caso di problemi di salute sia fisica che mentale.
«Nel reparto di Medicina acuta mi è capitato di offrire assistenza a un signore con sindrome di Guillain-Barré che, avendo il corpo totalmente paralizzato, viveva attaccato a un ventilatore», racconta Michelle Müller. «L’ho curato a tutte le ore del giorno.» Dopodiché l’équipe curante riuscì a liberarlo dalla ventilazione meccanica, venne trasferito nel reparto dedicato alla riabilitazione e Michelle lo perse di vista. «Un giorno, ero appena tornata dalle vacanze, è venuto a trovarmi in reparto… e camminava! Avevo le lacrime agli occhi dalla gioia.»
Sapere che il suo lavoro è un tassello indispensabile per ottenere simili successi, la riempie d’orgoglio. Ma comunque preferisce parlare dell’energia che i pazienti le restituiscono, oppure del fatto che, per raggiungere i migliori risultati auspicabili, a Nottwil è sempre necessario che numerosi esperti lavorino mano nella mano.
E le belle parole non mancano nemmeno per i programmi di sostegno e le opportunità di sviluppo in azienda: «Poco dopo aver concluso la scuola specializzata superiore mi affidarono già varie responsabilità in reparto. E mi sostennero molto anche quando decisi di svolgere la formazione per diventare esperta in cura delle ferite; questo l’ho apprezzato molto.» Michelle Müller è particolarmente grata di poter continuare a lavorare al letto dei pazienti: «Dopotutto, è questo il mio mestiere di partenza; è questo che mi piace fare.»
Di tutti gli esperti che lavorano in Clinica, gli infermieri sono quelli che assistono in maniera più ravvicinata allo sviluppo dei pazienti: oltre a essere al loro fianco ad ogni ora del giorno e della notte, instaurano con loro un rapporto di fiducia e quindi spesso sono il primo punto di approdo in caso di problemi di salute sia fisica che mentale.
«Nel reparto di Medicina acuta mi è capitato di offrire assistenza a un signore con sindrome di Guillain-Barré che, avendo il corpo totalmente paralizzato, viveva attaccato a un ventilatore», racconta Michelle Müller. «L’ho curato a tutte le ore del giorno.» Dopodiché l’équipe curante riuscì a liberarlo dalla ventilazione meccanica, venne trasferito nel reparto dedicato alla riabilitazione e Michelle lo perse di vista. «Un giorno, ero appena tornata dalle vacanze, è venuto a trovarmi in reparto… e camminava! Avevo le lacrime agli occhi dalla gioia.»
Sapere che il suo lavoro è un tassello indispensabile per ottenere simili successi, la riempie d’orgoglio. Ma comunque preferisce parlare dell’energia che i pazienti le restituiscono, oppure del fatto che, per raggiungere i migliori risultati auspicabili, a Nottwil è sempre necessario che numerosi esperti lavorino mano nella mano.
E le belle parole non mancano nemmeno per i programmi di sostegno e le opportunità di sviluppo in azienda: «Poco dopo aver concluso la scuola specializzata superiore mi affidarono già varie responsabilità in reparto. E mi sostennero molto anche quando decisi di svolgere la formazione per diventare esperta in cura delle ferite; questo l’ho apprezzato molto.» Michelle Müller è particolarmente grata di poter continuare a lavorare al letto dei pazienti: «Dopotutto, è questo il mio mestiere di partenza; è questo che mi piace fare.»

«Ci concentriamo sui nostri punti di forza e sullo sviluppo delle condizioni quadro.»
La cultura collaborativa che unisce
L’aria che si respira all’interno del Gruppo svizzero per paraplegici (GSP) profuma di collaborazione e di crescita: c’è chi parla di «spirito collaborativo di Nottwil». Inoltre, i dipendenti riconoscono l’utilità del proprio lavoro. Queste due osservazioni rispecchiano il fatto che lo scopo del Gruppo non è improntato alla massimizzazione del fatturato, ma all’offrire assistenza a vita alle persone mielolese. La consapevolezza che il proprio impegno va a beneficio diretto di persone in carne e ossa si ripercuote anche sulla portata e sul valore del proprio lavoro.
Sta poi al datore di lavoro assicurarsi che i collaboratori vengano messi nelle condizioni di soddisfare le elevate pretese formulate nella missione del Gruppo. «In quanto organizzazione cerchiamo di creare condizioni favorevoli, sia in termini di infrastruttura che di strumenti e modelli lavorativi, sia promuovendo la conciliabilità di vita familiare e lavoro», spiega Marcel Unterasinger Stäger, responsabile Risorse umane (RU) del GSP. «Ma hanno l’obiettivo di ridurre la pressione sui collaboratori anche varie misure di prevenzione sanitaria, la leadership, la stima, nonché il rafforzamento del portafoglio di competenze del personale mediante un ampio ventaglio di offerte formative e di perfezionamento.»
Regolarmente tutti questi sforzi si traducono in riconoscimenti quali «miglior datore di lavoro nella categoria Salute e servizi sociali» oppure nella certificazione «Friendly Work Space». Per quanto concerne la carenza di personale qualificato, il responsabile RU ricorda: «Oggigiorno percepire una retribuzione onesta e avere condizioni d’impiego flessibili dovrebbero essere presupposti di base. Avendo tutte le carte in regola sotto questo aspetto, ci concentriamo sui nostri punti di forza e sullo sviluppo delle condizioni quadro.» A tale scopo, le risorse umane intrattengono un dialogo costante sia con i collaboratori che con i responsabili.
«Siamo proprio una bella squadra e ci adoperiamo per raggiungere il nostro obiettivo comune.»
Questione di stima
«Cerchiamo sempre la soluzione ottimale per consentire alle persone in sedia a rotelle di gestire al meglio la propria vita», afferma Roger Wiederkehr. «Talvolta un piccolo adattamento può avere un grande effetto. E talvolta, invece, dobbiamo inventarci qualcosa di completamente nuovo.» Da ben 10 anni il 47enne di Obernau (LU) lavora o presso la Tecnica di riabilitazione di Orthotec, una società affiliata della Fondazione svizzera per paraplegici. Il meccanico assembla carrozzine manuali ed elettriche, le ripara e le conforma ai desideri individuali dei clienti.
Il bello del suo lavoro? Vedere gli effetti immediati sull’indipendenza delle persone. Un altro aspetto importante, secondo lui, è che a Nottwil vengano promossi valori quali precisione e qualità. E si ha il tempo di dedicarsi a un compito, senza dover sempre guardare l’orologio. Roger Wiederkehr descrive lo spirito collaborativo di Nottwil come un profondo senso di appartenenza: «Siamo proprio una bella squadra e ci adoperiamo tutti insieme per raggiungere il nostro obiettivo comune. Non ci sono lupi solitari: ci sosteniamo e ci aiutiamo tutti a vicenda, anche se a volte significa fermarsi più a lungo la sera per finire un lavoro.»
Questa cordialità si riconosce anche nel fatto che, quando si rende necessario un adattamento impellente, gli esperti di altri reparti possono passare da lui in officina insieme ai pazienti senza prendere appuntamento. Oppure quando una carrozzina elettrica lascia a piedi un paziente, si reca lui in Clinica per risolvere il problema.
Roger Wiederkehr si sente a suo agio qui a Nottwil: «Non solo i pazienti hanno grande considerazione per il nostro lavoro; riceviamo molta stima anche dall’alto.» Personalmente, trova molto prezioso l’asilo nido aziendale sul campus: «Quando i nostri figli erano piccoli, li portavo entrambi al nido qui. Questo ha consentito a mia moglie di continuare a lavorare e ci ha aiutati molto. E i bambini si sono divertiti parecchio.»

Insieme per il successo
Anche in ambito terapeutico il dialogo interprofessionale è molto vissuto, tant’è che l’ergoterapista Nathalie Blümel e la fisioterapista Nora Merz condividono la stessa scrivania. Il duetto terapeutico illustra come a Nottwil le discipline della 30enne e della 35enne si fondano in un’armoniosa collaborazione.
«Un aspetto particolarmente toccante del nostro lavoro è poter assistere allo sviluppo dei nostri pazienti», racconta Nora Merz. «Siamo al loro fianco per quattro, sette o nove mesi e alla fine li vediamo riconquistare un po’ di autonomia.» Ma se facessero solo fisioterapia, non sarebbe sufficiente: «La cooperazione tra le varie professioni è un fattore determinante del nostro successo.»
Infatti, la fisioterapia si concentra sui presupposti fisici, mentre l’ergoterapia tiene d’occhio l’implementazione pratica nel quotidiano. «Se Nora allena il paziente a girarsi e a sedersi a letto, io posso concentrarmi sulla vestizione», spiega Nathalie Blümel. Non appena il paziente padroneggia una tecnica nuova, può eseguirla in reparto sotto supervisione del personale curante. E così tutte le categorie professionali lavorano a braccetto per raggiungere un determinato obiettivo riabilitativo.
Ogni lesione del midollo spinale è unica e dunque va affrontata mediante un trattamento su misura, reso possibile unicamente dall’accorpamento delle conoscenze delle numerose discipline operative a Nottwil. «Lavorare in maniera interprofessionale non implica solo il coinvolgimento di tante persone, ma presuppone anche che tra loro avvenga uno scambio proficuo», precisa Nathalie Blümel, «e per far ciò possiamo avvalerci di vari strumenti.» Infatti, con le altre discipline si intrattiene un filo diretto e si cerca di considerare anche le loro priorità.
Nathalie Blümel ha beneficiato anche dell’atmosfera lavorativa familiare che aleggia a Nottwil e che agevola le interazioni sociali tra i collaboratori dei vari reparti: «Sono venuta qui da sola dal nord della Germania: i chilometri che mi separano da casa sono parecchi. Ma al CSP nel giro di poco tempo ho trovato un bel giro di amici, in altri posti credo sia piuttosto difficile.» Nora Merz invece, oltre alla vasta offerta di attività sportive, apprezza le opportunità interne di sviluppo nonché l’ampia offerta formativa e di perfezionamento.

L’ergoterapista Nathalie Blümel mentre aiuta un paziente a trovare una postura ottimale in sedia a rotelle.
Senza membri, rien ne va plus
Nel corso degli anni, intorno all’approccio globale alle esigenze delle persone mielolese, è andato costruendosi un ambiente lavorativo interessante. Il fatto che a coprire le spalle al Gruppo svizzero per paraplegici vi sia una Fondazione forte del supporto di due milioni di membri è un fattore determinante, spiega il responsabile RU, Marcel Unterasinger Stäger: «L’ampio sostegno della popolazione ci permette di concentrarci su tutti gli aspetti rilevanti per un’integrazione riuscita. Anche su quelli non necessariamente profittevoli sul piano economico.»
Infatti, siamo determinati a risolvere tutta l’equazione e non solo le parti finanziariamente più interessanti. Ma senza i sostenitori della Fondazione svizzera per paraplegici ci mancherebbe una variabile importante.
Un giorno sì e uno no, una disattenzione causa una lesione midollare.
Una lesione del midollo spinale comporta elevati costi consecutivi, per esempio per i lavori di adattamento dell’auto o dell’abitazione. Aderite quindi all’Unione dei sostenitori della Fondazione svizzera per paraplegici per ricevere 250 000 franchi nell’eventualità di un’emergenza.
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