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«Adesso mi ritrovo praticamente in «prima linea»

Mi chiamo Andrina von Burg, ho 21 anni e sono di Madiswil, nel Canton Berna. Mi sono diplomata recentemente come infermiera SSS e il 1° ottobre 2019 ho iniziato a lavorare nel Centro svizzero per paraplegici (CSP). Nel mio blog racconto tutto ciò che vivo nel reparto C e invito chiunque sia interessato alla mia storia, di leggerla su Instagram @paraplegie. Da ottobre ho pubblicato già diversi articoli, raccontando del mio primo giorno nel CSP, l’accoglienza nella mia équipe, l’esperienza fatta in prima persona su una sedia a rotelle, la festa del personale e la fine del mio periodo di prova. Questo è il primo articolo tradotto in italiano. Buona lettura!
 

Se l’anno scorso qualcuno mi avesse detto che dopo solo mezz’anno dall’inizio della mia attività di infermiera diplomata mi sarei trovata ad affrontare una crisi di tale portata, avrei trovato l’affermazione assolutamente inverosimile se non persino assurda. Durante la mia formazione sono stati discussi possibili scenari e di come far fronte a una pandemia, «meramente ipotetica», ed ecco invece che neanche mezzo anno dopo un tale scenario diventa un’amara realtà. La malattia Covid-19 provocata dal coronavirus (SARS-CoV-2) ci riguarda tutti. Spero che il mio punto di vista personale, ma anche professionale in quanto infermiera sul campo, possa favorire un atteggiamento fiducioso e corretto nel continuare a rispettare le misure varate dall’UFSP. 
 

Un appello a tutti

Vedendo quanto duramente altri paesi e anche parti della Svizzera siano stati colpiti e tendendo conto della gravità che può assumere il decorso della malattia, non posso che considerare il Covid-19 un serio pericolo. Non ho mai vissuto da vicino una crisi di tali dimensioni e adesso mi ritrovo a viverla praticamente in «prima linea». Davanti a me c’è una situazione di grande incertezza, il cui evolvere non è noto. Nell’ambito delle mie facoltà cerco di fare del mio meglio per aiutare come e dove posso.

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Tra responsabilità e distanziazione

Nel CSP i preparativi per il tempo a venire procedono a pieno ritmo da settimane. Le nuove informazioni mi vengono trasmesse principalmente dalla direzione del reparto o mediante gli aggiornamenti informativi su Intranet. So che sono stati messi a punto diversi schemi di provvedimenti a seconda dello scenario che si verrà a creare, ma come questi siano concepiti esattamente non ci è stato comunicato, proprio per non suscitare un’inutile irrequietezza. Nessuno sa cosa succederà e ciò mi tranquillizza perché proprio questo «non sapere» mi dà la sensazione di non avere nessuna responsabilità per l’ulteriore decorso, che mi posso e mi devo fidare ciecamente e che a tempo debito verrò informata delle procedure necessarie, non appena sarà giunto il momento di metterle in atto.  

 

«Ora in parte ci assumiamo compiti che finora venivano adempiti dai familiari più stretti.»

Modificata per tutti la quotidianità in clinica

Gli ultimi giorni sono stati per me personalmente caratterizzati da cambiamenti strutturali che incidono modificando da un lato la mia individuale struttura giornaliera, e dall’altro adattando continuamente gli orari di turno e le composizioni d’équipe. Anche l’infrastruttura della clinica ha subìto delle ingenti modifiche. Al fine di poter assistere nei migliori dei modi i pazienti Covid-19, la quotidianità in clinica è stata notevolmente adattata e anche per i pazienti ci sono stati dei cambiamenti. A loro viene chiesto di rispettare rigorosamente le misure stabilite, come ad esempio di indossare la mascherina fuori dalla propria stanza, di osservare l’igiene delle mani, di mantenere le distanze adeguate (physical distance) e di rispettare il divieto di ricevere visite. In particolare quest’ultimo penso sia per i pazienti e i loro familiari un enorme sacrificio. Mi dispiace molto perché so che anche la mia più premurosa attenzione che posso dare come infermiera non potrà mai compensare l’affetto di familiari e amici.

Malgrado il clima di tensione, noi tutti ci impegniamo al massimo per essere a disposizione dei pazienti, assecondandoli nei loro desideri e nelle loro esigenze e assumendoci ora anche in parte compiti che finora venivano adempiti dai familiari più stretti. Ammiro molto i membri della mia équipe che giorno dopo giorno, e malgrado tutte le difficoltà, svolgono il loro lavoro con gioia e passione. Questo mi stimola a continuare a dare il meglio anche di me. All’interno dell’équipe l’argomento pandemia è naturalmente al centro delle nostre conversazioni, ma non lasciamo in nessun modo che questo incida negativamente sul nostro atteggiamento e il nostro buonumore. Non è una cosa ovvia e io sono molto grata che riusciamo ancora a mantenere questa sana leggerezza.

 

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Energia nella crisi

Va da sé che solo chi riesce a prendersi cura della propria persona è in grado di aiutare gli altri. Soprattutto in certe situazioni straordinarie devo essere particolarmente attenta a salvaguardare la mia salute. Sono felice che mi sia ancora consentito di uscire di casa e non vedo l’ora di rilassarmi in sella alla mia bicicletta da corsa, ricaricando le mie batterie sotto il bel sole primaverile. Ho inoltre la fortuna di poter contare sul sostegno tramite i social media e i contatti telefonici di chi mi sta intorno. 

La solidarietà mi tocca nel profondo

Vedo molte persone che mobilitano tutte le loro forze per aiutare nei modi più svariati. C’è chi s’ingegna con delle offerte eccezionali, come ad esempio una hotline instaurata da un gruppo di psicologi che offre gratuitamente consulenza ai collaboratori di istituzioni sanitarie. Anche i vari contributi pubblicati sui social media che incitano tutti ad essere ora più che mai una comunità unita e solidale mi commuovono. Ma ciò che mi ha fatto un enorme piacere è stato l’applauso che il 20 marzo alle 12.30 è stato dedicato proprio a noi! Questo bellissimo gesto di stima e solidarietà mi ha fatto venire la pelle d’oca. C’è stata una grande partecipazione all’applauso e per questo gesto voglio ringraziare tutti dal profondo del mio cuore.

 

Per il Centro svizzero per paraplegici la salute sia di tutti i pazienti che dei collaboratori è di fondamentale importanza.

 

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