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«Ho sempre voluto fare un tirocinio così»

L’inserimento sul mercato del lavoro delle persone in sedia a rotelle è una vera sfida. Dopo innumerevoli battute d’arresto, Silvano Buob sta per raggiungere il suo obiettivo e dimostra che con un po’ di inventiva anche le cose che a priori erano impossibili diventano fattibili.

 

Testo: Stefan Kaiser
Foto: Walter Eggenberger

Urs Kurmann è il capo di un’azienda familiare con cinquanta dipendenti a Ruswil (LU), tra cui 8 apprendisti. Uno di loro è Silvano Buob. «Per noi era importante che Silvano venisse trattato come tutti gli altri tirocinanti, senza alcun trattamento speciale», spiega l’imprenditore. All’interno di questa azienda polivalente, Silvano, paraplegico, assolve con molta motivazione qualsiasi compito gli si affidi.

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Reinserimento professionale

Se Silvano ha potuto seguire un percorso professionale così specifico, è anche perché l’assicurazione invalidità (AI), il suo datore di lavoro, l’Ufficio cantonale della formazione professionale, la sua famiglia e il Centro svizzero per paraplegici (CSP) hanno lavorato mano nella mano per trovare – armati di buona volontà – un nuovo approccio che conducesse alla soluzione. Solitamente le persone con una lesione midollare lavorano in ufficio. Per chi invece ha delle doti «meccaniche», gli enti assicuratori statali propongono quasi sempre degli impieghi in ambiente protetto. «Le settimane nell’atelier per disabili non mi sono piaciute affatto.» Come tutti i suoi colleghi, avrebbe poi assolto un normale tirocinio di meccanico con la prospettiva di una vita in ambito protetto. Ed è qui che la famiglia si oppone e si rivolge a ParaWork, la sezione dell’orientamento professionale del CSP, i cui accertamenti rilevano notevoli carenze a livello scolastico, ma anche la possibilità per lui di fare un tirocinio come aiuto meccanico, associato a un accompagnamento scolastico adeguato. I vari colloqui con l’AI, il CSP e la famiglia sfociano in un «anno preparatorio», durante il quale Silvano potesse recuperare materie scolastiche e allo stesso tempo approfondire le sue capacità manuali, sempre seguito da ParaWork.

«Le settimane nell’atelier per disabili non mi sono piaciute affatto.»

Un’azienda formatrice sperimentata

Parallelamente, ParaWork e la famiglia Buob si mettono alla ricerca di un posto di tirocinio. La ditta Kurmann Technik AG, un’azienda con molta esperienza in fatto di formazione, fa emergere la prospettiva di una combinazione di due tirocini più brevi, in modo che il ragazzo in sedia a rotelle non si sovraccarichi, né a livello fisico, né scolastico. L’imprenditore Urs Kurmann spiega: «Prima del tirocinio Silvano ha assolto uno stage qui da noi. Sapevamo quindi quali fossero le nostre responsabilità. Abbiamo stabilito una percentuale lavorativa dell’80% per permettergli di fare delle pause pranzo più lunghe ed anche di continuare a frequentare le terapie e i corsi di sostegno a Nottwil.»

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Coach di ParaWork

Di momenti che rimettevano in questione l’intero progetto ce ne sono stati. Poco prima di iniziare il tirocinio, Silvano ha dovuto sottoporsi a un’operazione alla colonna vertebrale, nella parte alta. Sarebbe stato ancora in grado di fare un lavoro così fisico? Altri avrebbero senz’altro gettato la spugna, il giovane paraplegico dà invece prova di grande tenacia e, ancora nel letto di ospedale a Nottwil, riprende le lezioni di sostegno. L’apprendistato viene però posticipato di un anno. Anche voti scolastici poco soddisfacenti danno a tratti adito a perplessità, ma Silvano si dà sempre da fare insieme ai suoi coach per recuperare. Un motivo di grande soddisfazione è perciò il buon risultato finale del tirocinio. «Queste storie sono adrenalina pura per noi, è ciò per cui lavoriamo», afferma Peter Senn, il coach di ParaWork che ha difeso l’idea dell’anno preparatorio del futuro apprendista e che lo ha accompagnato durante tutto il periodo di tirocinio. Nel suo lavoro di coach, Peter Senn ha spalleggiato l’azienda di Urs Kurmann, approfittandone per sensibilizzare i collaboratori e gli insegnanti della scuola professionale riguardo alle esigenze specifiche di una persona paraplegica. Perché non è cosa rara che un tentativo di integrazione fallisca per mancanza di informazione, dando luogo ad equivoci o a un sovraccarico generale. 

«Queste storie sono adrenalina pura per noi, è ciò per cui lavoriamo.»

«Silvano fa bene alla nostra azienda»

Il tirocinante si sente visibilmente a suo agio in mezzo ai suoi colleghi di lavoro: «Sono davvero dei gran bravi ragazzi. Non mi mettono in disparte, ma mi trattano come uno di loro, uno che lavora.» L’AI ha finanziato un montascale perché potesse raggiungere il locale per la pausa, un aspetto considerato importante ai fini della partecipazione sociale all’interno dell’azienda. Era stato segnalato durante il precedente stage: gli altri tirocinanti dovevano portarselo in sedia a rotelle su per una scala, impresa non semplice. Adesso Silvano è il primo a salire per assolvere il suo «lavoretto», quello del tenere in ordine. In effetti, con Silvano è tutto più ordinato in azienda, Urs Kurmann se ne rallegra. Prima c’erano in mezzo gomme o cavi vari, adesso tutti quanti fanno attenzione che i passaggi siano liberi, affinché il loro collega in sedia a rotelle possa passare dappertutto, e che le uscite di emergenza non siano ostacolate.

«È formidabile vedere il suo entusiasmo sul lavoro.»

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Responsabilità sociale

Ma perché impegnarsi in un tale progetto, soprattutto con i tempi che corrono, con la crescente pressione economica? Urs Kurmann risponde: «Mi sono deciso a favore di Silvano Buob proprio perché oggi molte aziende non si assumono più la loro responsabilità sociale. A mio avviso, la formazione di apprendisti rientra chiaramente nei nostri compiti. Silvano voleva veramente fare questo tirocinio e le mansioni di un aiuto meccanico rientravano bene nei processi della nostra azienda.» 

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