Peter Hofstetter kämpfte sich zurück ins Leben

«Sono riconoscente per ogni gesto che riesco a compiere.»

Peter Hofstetter è sopravvissuto alla caduta di un albero, riportando però gravi ferite. Oggi l’agricoltore dell’Entlebuch (LU) riesce a fare qualche passo ed è determinato a voler percorrere cento chilometri in sella alla sua bicicletta a tre ruote.

A giudicare dal graffio che gli solca leggermente il viso, chi lo vede probabilmente deduce che l’abbia scampata relativamente indenne. Ma l’apparenza inganna: l’incidente che Peter Hofstetter ha subito nel gennaio del 2018 gli ha causato delle gravi lesioni interne. Come gli spiegherà suo fratello, che è radiologo, non chiunque sarebbe sopravvissuto.

Peter era agricoltore per passione, un vero lavoratore che solo raramente si concedeva un giorno di riposo. Lo incontriamo a casa sua, nell’Entlebuch, ai piedi del Glaubenberg. Seduto al tavolo del soggiorno, il 58enne ci racconta che è qui che insieme alla moglie Heidi ha cresciuto i suoi cinque figli. È qui che hanno costruito la loro vita, una fattoria e un caseificio dove producono latticini di pecora. Peter appoggia le sue mani, vissute, sul tavolo e inizia a rovistare nei ricordi di quel fatidico giorno: «All’inizio ho pensato: buonanotte, è finita.»

Silenzio, solo un soffocante silenzio

Una gelida giornata di gennaio, era un lunedì, poco dopo l’ora di pranzo parte insieme al figlio Lukas per tagliare degli alberi nel vicino bosco. La furia della tempesta Burglind ha lasciato una scia di distruzione anche in questa regione. Sono circa le 15.30 quando si appresta ad abbattere un frassino malato. È esperto in materia e procede con doverosa cautela, senza correre inutili rischi. In realtà però l’albero è più deperito del previsto. E poi è bastato un attimo: improvvisamente la punta si spezza e cade a terra con un tonfo, colpendolo con violenza.

Lukas, che stava lavorando cinquanta, sessanta metri più in là, si accorge che qualcosa non va. Lo chiama una, due volte, ma nessuna risposta. La motosega si è ammutolita. Attorno a lui il silenzio, solo un soffocante silenzio. Lukas si precipita da suo padre, che giace a terra privo di sensi. Senza perdere tempo informa i soccorsi e sua madre e poi aspetta. Per venti interminabili minuti stringe il padre tra le sue braccia prima dell’arrivo, quasi contemporaneo, di ambulanza ed elisoccorso. ravemente ferito, Peter viene trasportato all’Ospedale cantonale di Lucerna.

È in grado di comunicare con soccorritori e medici, ma come numerosi altri episodi accaduti nelle quattro settimane successive l’incidente, lui non ne ha alcun ricordo. La sua mente non ha memorizzato nulla.

Undici vertebre avvitate

Oltre ad avere la cassa toracica frantumata e una costola conficcata nel polmone, Peter ha subito un’emorragia celebrale. Ma poteva andare peggio: i muscoli del suo fisico tarchiato hanno in parte protetto il midollo spinale, che è stato solo schiacciato e non reciso del tutto. A Lucerna lo operano fino alle tre di notte. Quattro vertebre sono fratturate e undici devono essere avvitate.

Da allora la sua schiena è irrigidita al punto tale da rendergli impossibile infilarsi dei calzini da solo. Dopo tre settimane viene trasferito a Nottwil. Quando Peter realizza la situazione in cui si trova si fa prendere dal panico e il suo cuore inizia a battere all’impazzata: è attaccato a un ventilatore e non è in grado né di parlare né di muoversi, tanto meno di chiamare aiuto. «Avevo l’impressione di soffocare», ci racconta.

Ma il personale di cura al reparto di Terapia intensiva ha inquadrato subito la situazione e si è occupato di lui. Questo è uno dei numerosi episodi che Heidi Hofstetter ha praticamente fin dal primo giorno meticolosamente raccolto in due taccuini, talvolta con l’aiuto dei figli o di amici e parenti, documentando il percorso di guarigione di suo marito. Peter ricorda di aver provato delle emozioni forti leggendo le parole di sua moglie: «Sono momenti che lasciano il segno. Non è stato un periodo facile per la mia famiglia.» È a Nottwil che Peter realizza di essere paralizzato e, confrontato con questa nuova realtà, inizialmente ha dovuto riorientarsi.

Tutta la famiglia aveva aderito all’Unione dei sostenitori, ma più per solidarietà e per una buona causa. Mai e poi mai avrebbe pensato di svegliarsi un giorno nel Centro svizzero per paraplegici (CSP). Prima dell’incidente, quando vedeva una persona in sedia a rotelle, d’istinto pensava «Poveretto!», ma non si era mai interrogato su cosa significasse veramente.

Peter Hofstetter bei seinen Schafen

Il suo sogno: tornare a mungere le sue pecore.

Gli occhi pieni di lacrime

In Clinica gli viene consegnato un classatore pieno di informazioni che cercano di rispondere alla domanda: «Come faccio a vivere con una lesione midollare?». Dopo sei settimane uno spiraglio di speranza: riesce a muovere l’alluce del piede destro. I suoi occhi si riempiono di lacrime. Impossibile dimenticare le parole dei medici quando gli comunicano che i nervi del midollo spinale schiacciato potrebbero riprendersi dopo due, tre anni. È allora che si mette in testa di lasciare il CSP camminando. Ma presto Peter realizza di avere ancora molto da imparare.

All’inizio del suo percorso riabilitativo, per evitare che si formino delle piaghe da decubito, ogni quattro ore il personale di cura deve girarlo nel suo letto. Lui, proprio lui che aveva sempre saputo tenere testa alla vita e che non conosceva praticamente ostacoli, improvvisamente dipendeva dall’aiuto degli altri. A Pasqua vorrebbe trascorrere qualche giorno a casa, con la sua famiglia. Una richiesta
prematura agli occhi dei medici, che invece gli propongono di ritirarsi in uno degli appartamenti pre-dimissione insieme alla moglie Heidi. Inizialmente credeva di non dover imparare a usare la sedia a rotelle: dopotutto, il suo obiettivo era quello di tornare a camminare. Ma la dura realtà lo riporterà alla ragione.

Peter Hofsetter und seine Frau Heidi
Peter Hofstetter im Rollstuhl

«Inutile forzare le cose»

Peter è un guerriero, sempre pronto a porsi dei nuovi obiettivi. Soprattutto vorrebbe riconquistare l’indipendenza, tornare a guidare. Spesso, per compiere qualche passo, stringendo i denti tra sé e sé mormora: «Dai, su!» Malgrado si aggrappi caparbiamente alla sua visione, pian piano si fa largo in lui l’amara consapevolezza che i progressi sono lenti, poco tangibili. Infine riconosce che «è inutile forzare le cose, i nervi ormai non rispondono più. Sono paralizzato.»

A fine agosto 2018, di rientro a casa dopo i sette mesi di riabilitazione, fa subito la patente della macchina. Da allora Peter si è ripreso veramente bene, tant’è che la sua paraplegia viene considerata incompleta: aiutandosi con dei bastoni riesce a percorrere qualche metro, mentre nel proprio appartamento cerca di spostarsi senza ausili.

Nonostante tutti i progressi, si è ormai rassegnato che non tornerà più a fare escursioni nelle sue amate montagne. «Sono comunque riconoscente per ogni gesto che riesco a compiere.» Oggi Peter è pieno di gratitudine e affronta la vita con positività. In occasione del controllo annuale una fisioterapista gli chiede come sta e lui risponde semplicemente: «Tutto bene, dai.» Quando lei gli chiede di specificare, lui risponde: «È sempre una questione di punti di vista. Mi ricordo dei giorni in cui non potevo muovermi, ero bloccato nel mio letto d’ospedale a fissare il soffitto.

Oggi la mia situazione è migliorata parecchio.» Infatti non vuole lamentarsi della sua sorte. «Ovviamente mentirei se dicessi che non ci sono giorni in cui mi chiedo se allora ho rischiato troppo. Ma la risposta è sempre la stessa: no, ho abbattuto quell’albero assolutamente a regola d’arte.»

Peter Hofstetter im Büro
Peter Hofstetter in der Käserei

248 metri con le stampelle

Il 20 dicembre 2018 l’ex agricoltore dà prova della sua volontà di ferro compiendo i suoi primi passi con le stampelle. Un anno dopo, in occasione del controllo a Nottwil, vuole presentarsi dal suo lato migliore e con l’aiuto di un ausilio percorre esattamente 248 metri. Ma lo sforzo compiuto è tale che gli ci vorranno tre giorni per riprendersi. Da allora però ha imparato a gestire meglio le proprie forze: in attesa che venisse installato un montascale, solo due volte ha compiuto l’immane sforzo di scendere le due rampe di scale che separano il suo appartamento dal pianterreno. Ma per lui stare chiuso in casa non è un’opzione.

Prima dell’incidente la famiglia Hofstetter aveva investito in una seconda azienda agricola, ora gestita dal figlio Lukas. Peter si è prefissato l’ambizioso obiettivo di volerlo un giorno aiutare a mungere le pecore, ma affinché non debba spostarsi da pecora a pecora, dovranno costruire un impianto di mungitura. A volte passa a trovare anche suo figlio Simon, al quale invece ha ceduto la propria fattoria. Solitamente però lo si trova
negli uffici dell’Emscha GmbH, un caseificio che vanta ormai vent’anni di tradizione e che dal 2017 si trova nei primi due piani della casa in cui abita.

Der Familienzusammenhalt verstärkte sich enorm durch den Unfall

La famiglia rimane unita sia nei tempi felici che in quelli difficili.

Un formaggio per dire grazie

Non di rado lo si incontra anche nel caseificio stesso, dove con grande agilità si sposta tra i corridoi a bordo della sua sedia a rotelle, mostrando gli impianti moderni e gli scaffali con le oltre quattromila forme di formaggio. Il caseificio, che conta ben venti impiegati, consegna i propri prodotti a un centinaio di negozi della Svizzera tedesca. Il latte di pecora viene messo a disposizione da suo figlio e altre otto aziende agricole. «Mi rende orgoglioso sapere che permettiamo anche ai piccoli agricoltori di montagna di guadagnarsi il pane quotidiano», ci confida Peter.

In collaborazione con la Coop, a Natale 2019 il caseificio ha lanciato un’iniziativa producendo un formaggio battezzato «Engeli Chäsli» (formaggino degli angioletti) e devolvendo una parte del ricavo, ovvero circa tremila franchi, al CSP. «Ci tenevo a mostrarmi riconoscente per tutto quello che ho ricevuto a Nottwil», ci spiega.

Tre mattinate la settimana Peter lavora come contabile per la parrocchia di Entlebuch, mentre nel tempo libero ama fare escursioni con la sua bicicletta elettrica a tre ruote. Insieme alla moglie Heidi talvolta percorre anche settanta chilometri in un giorno, ma Peter non vuole fermarsi qui e sogna di poter fare un tour di cento chilometri nella regione del Napf. «Peter non è uno che si arrende», dice Heidi Hofstetter, una mano posata sulla spalla di suo marito.

Nonostante abbiano vissuto dei mesi difficili, guardano fiduciosi al futuro. Se c’è una cosa di cui si è però sempre preoccupata, è che il figlio Lukas, presente sulla scena dell’incidente, non abbia sensi di colpa. «Ho sempre detto ai miei altri quattro figli di stringerlo forte di tanto in tanto e di ringraziarlo perché ha avuto la prontezza necessaria per reagire.»

Das Engeli Chäsli unterstützt die Schweizer Paraplegiker-Stiftung

 

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