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Tra inferno e paradiso

Francesco Rullo si destreggia attraverso un’esistenza irta di ostacoli, lottando per condizioni migliori e obbligandosi talvolta a essere felice.

Testo: Peter Birrer
Foto: Adrian Baer

Le umiliazioni da piccolo

Per capire Francesco Rullo bisogna percorrere a ritroso la sua storia, cominciata nel 1979 in Italia meridionale. La madre Giuseppina, incinta di lui, è in vacanza in Calabria con il marito quando subisce un trauma cranio-encefalico. I medici fanno nascere il bambino con un taglio cesareo: le possibilità di sopravvivenza sono basse, ma lui ce la fa. Francesco comincia così una vita piena di alti e bassi, avventure e cambiamenti incredibili. La famiglia, residente in una piccola cittadina del Baden-Württemberg, non conduce un’esistenza propriamente idilliaca. Il piccolo Francesco soffre per gli scatti di violenza del padre che gli costano in totale dodici buchi in testa e un intervento chirurgico. Questa brutalità è il motivo per cui i genitori si separano. La madre ottiene l’affidamento dei tre figli e della figlia. A Francesco pare di rinascere

Presto si accorge di essere attratto dagli uomini e questo fatto si trasforma in problema quando una tragedia distrugge la sua felicità. La madre muore in un incidente d’auto e i quattro figli vanno a vivere dalla zia materna a Torino. Lì comincia per Francesco un periodo infernale: la zia rifiuta la sua omosessualità e lo denigra. Lui, studente brillante e dotato, pensa perfino al suicidio ma poi scappa in Meridione, sperando che i nonni lo accolgano. Vagabonda per due giorni facendo l’autostop, indossa una cravatta per apparire più grande. In seguito scopre che la polizia si era messa sulle sue tracce. Francesco arriva a destinazione, ma i nonni lo riportano prontamente in Piemonte, dove la zia furibonda lo aspetta per rendergli la vita impossibile. La situazione è insostenibile e lui vede una sola via d’uscita: abbandonare questo mondo.

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Autonomo per quanto possibile: Francesco Rullo si sposta regolarmente in auto e si reca a fare la spesa in un discount che ha reso le casse accessibili alle persone in carrozzina.

Uno sprazzo di felicità, ma poi...

Le autorità intervengono, Francesco viene accolto in un istituto dove si prendono bene cura di lui. Ottiene il diploma della scuola alberghiera, si interessa di informatica e vede il suo futuro nel settore IT. A 19 anni può finalmente dirsi felice, abita con il fratello Fausto e guadagna bene. La sua competenza professionale è ampiamente riconosciuta. Una mattina del 1998 si sveglia e per alcuni secondi è cieco. Da alcune settimane l’emicrania lo perseguita: semplice stress, pensava, passerà presto. Ma quella mattina decide di farsi visitare in ospedale. La diagnosi è di emorragia cerebrale e tumore al cervello. Viene subito operato e quando si risveglia dall’anestesia, il lato sinistro del corpo è semiparalizzato, dall’orecchio sinistro non ci sente e il braccio e la gamba sinistra sono insensibili. Lui che ama lo sport, cosa farà adesso?

La riabilitazione dura quasi un anno. Con l’aiuto di stampelle, ortesi per le gambe e una determinazione ferrea, impara a deambulare in autonomia e a resistere al dolore. Riprende il suo lavoro di informatico e trova un impiego ben retribuito a Nizza. Ma poco dopo subentrano dolori addominali allarmanti, causati da un tumore dell’esofago al primo stadio. Seguono due operazioni e la raccomandazione di fare attenzione a cosa e quanto mangia.

Ha avuto esperienze terribili, ma ha sempre trovato l’energia per reagire agli ostacoli.

«Un aiuto impagabile»

Il nuovo regime alimentare fa sì che a 25 anni e con un’altezza di 177 cm, Francesco pesi appena 48 chili. «Ero tutto pelle e ossa», ricorda. Il fratello Fausto lo invita a stare con lui a Bienne, dove Francesco recupera le forze e trova un impiego nel settore informatico. Due anni dopo supera un esaurimento, si tuffa di nuovo nel lavoro, lotta contro la paralisi, fino allo sfinimento fisico. A trent’anni percepisce la rendita AI.

Inoltre, gravi problemi ai dischi invertebrali diventano ripetutamente evidenti: una conseguenza di un’errata sollecitazione pluriennale sulle gambe a causa di un’emiplegia. Dopo un incidente in bici in autunno 2015, la gamba sana d’improvviso non lo regge più e compaiono i primi sintomi di una paralisi. Poco tempo dopo cade d’improvviso a terra, con fitte che sembrano pugnalate. Francesco Rullo viene trasportato al pronto soccorso in ambulanza. L’operazione è inevitabile, ma non va come previsto e sorgono complicazioni.

Quando si risveglia riceve la diagnosi: lesione completa del midollo spinale con limitazioni degli arti superiori. Guarirò anche da questa, pensa Francesco. Ormai è abituato a cadere e a rimettersi in piedi. Ma questa volta non è come le altre. Deve imparare a gestire limitazioni importanti con vertigini, disturbi della vista, compromissione dei muscoli della deglutizione. Come se non bastasse, Iwan, con cui è andato ad abitare nel 2010 a Courgevaux, non è più il suo compagno. Rimane tuttavia una persona di riferimento. «Una delle più importanti in assoluto», afferma Francesco Rullo. «Il suo aiuto non ha prezzo.» La sua vita sentimentale è andata a pezzi in più occasioni. Quando lavorava a Nizza poteva concedersi qualche sfizio, come un appartamento con vista mare e automobili di classe. Allora si facevano sentire amici e parenti che non vedeva da parecchio tempo. Era generoso nell’ospitarli, benché sapesse che facevano il viaggio fino al sud della Francia più per la destinazione che per stare con lui. Di tutte quelle persone, nessuna si è fatta più vedere mentre era in ospedale in Svizzera. In molti gli hanno voltato le spalle.

Il sogno di una visita speciale

La seduta settimanale di psicoterapia è un appuntamento irrinunciabile per Francesco. Anche i libri sono per lui una fonte di nutrimento; si interessa alla psiche umana, vuole capire come si possa svilupparla. Spesso l’umore si fa cupo, lo ammette lui stesso, ma dopo si riscuote: «Ehi Francesco, guarda quanto sei privilegiato! Vieni aiutato, sei come in paradiso!» Talvolta deve obbligarsi ad essere felice, afferma. «Quando vedo tutto quello che accade nel mondo, ridimensiono i miei drammi e sopporto meglio il mio destino.»

A Courgevaux ha trovato la felicità. Dallo studio vede pascolare nel prato il suo amato Enrico, il cavallo dei genitori di Iwan che tanto ama. La madre di Iwan gli cucina i pasti, anche dopo la separazione Francesco è rimasto un membro della famiglia. Nelle belle giornate va a Morat con il TriRide, la sua «motoretta», per un caffè e un po’ di compagnia. Infatti Francesco, o «Fränzu» come molti lo chiamano, è conosciuto da tutti e benvoluto. Ha avuto esperienze terribili, ma ha sempre trovato l’energia per reagire agli ostacoli. E ha dei sogni, come quello di ricevere un giorno una visita molto speciale a Courgevaux. Guarda volentieri la trasmissione «Happy Day» (della SRF), in cui vengono realizzati i desideri delle persone. Talvolta si immagina che un giorno il presentatore Röbi Koller bussi alla sua porta per offrirgli una carrozzina elettrica in grado di fare le scale. Mentre lo racconta, i suoi occhi brillano. E si aggrappa alla speranza che la vita abbia delle belle sorprese in serbo per lui.

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Un giorno sì e uno no, una disattenzione causa una lesione midollare.

Una lesione del midollo spinale comporta elevati costi consecutivi, per esempio per i lavori di adattamento dell’auto o dell’abitazione. Aderite quindi all’Unione dei sostenitori della Fondazione svizzera per paraplegici per ricevere 250 000 franchi nell’eventualità di un’emergenza.

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