Manifesto per le persone con disabilità in caso di triage nel quadro della pandemia di Covid-19

1 dicembre 2020

La pandemia di SARS-CoV-2 (pandemia di Covid-19) potrebbe comportare una strettezza di risorse nei reparti di terapia intensiva degli enti ospedalieri del nostro Paese. Se questi ultimi non dovessero disporre di risorse a sufficienza, i medici sarebbero tenuti a decidere, in base ai criteri inaspriti per il triage rilasciati dall’Accademia svizzera delle scienze mediche (ASSM), chi ricoverare in reparto di terapia intensiva e chi no.

Nell’ultima versione rielaborata delle raccomandazioni per il triage, l’ASSM dichiara in maniera esplicita che le persone con una disabilità non devono essere discriminate nell’assegnazione delle risorse disponibili. Il criterio determinante è la «prognosi a breve termine» prevista.

Per aiutare il personale medico a decidere, l’ASSM cita inoltre vari altri criteri da valutare, tra cui le direttive del paziente (se disponibili), nonché altri fattori quali un arresto cardiocircolatorio non osservato, tumori solidi metastatici con un’aspettativa di vita inferiore ai 12 mesi e malattie neurodegenerative gravi, demenza grave o danni neurologici irreversibili. Oltre a ciò l’ASSM ha affrontato il tema della fragilità, proponendo una scala della fragilità clinica quale sostegno decisionale. Secondo questa scala, avere bisogno di assistenza rappresenta un criterio di maggiore fragilità e quindi un motivo per non ricevere un trattamento in caso di scarsità di risorse. Pertanto, persone con una lesione del midollo spinale verrebbero escluse da un trattamento in terapia intensiva più frequentemente della media e ciò nonostante, in caso di una buona gestione della loro situazione medica e di vita, la prognosi a breve termine li collocherebbe eccome nel gruppo delle persone da trattare. Tra le persone con una paraplegia curata a regola d’arte, la mortalità è infatti solo trascurabilmente più elevata rispetto a quella di persone senza lesione midollare.

Oltre all’Organizzazione mondiale della sanità, all’Organizzazione delle Nazioni Unite e al Consiglio d’Europa, anche la Società svizzera di paraplegia (SSoP) si mostra preoccupata per le eventuali ripercussioni che ciò potrebbe avere sull’assistenza di persone con un handicap. Per questo motivo SSoP aderisce appieno alla relazione e alle richieste formulate dall’associazione Inclusion Handicap.

Viva raccomandazione della SSoP

La Società svizzera di paraplegia incoraggia tutte le persone interessate a condividere la propria volontà con i familiari e a metterla per iscritto nella propria disposizione del paziente.

Nel caso in cui dovessero sorgere domande durante un trattamento in terapia intensiva, in particolare anche nel quadro di un triage, le unità spinali sono disposte a rilasciare informazioni aggiuntive relative alla situazione medica e privata del paziente e di offrire la propria consulenza in vista dell’ulteriore procedere. Le persone con lesione midollare spesso hanno un’unità spinale di fiducia, presso la quale la loro situazione medico-familiare è ben nota. Qualora un paziente desiderasse questo sostegno, consigliamo di indicarlo nella disposizione del paziente oppure di comunicare ai propri familiari questa possibilità. In questo modo, i reparti di terapia intensiva possono mettersi in contatto con l’unità spinale di fiducia.
 

Ad esempio nella disposizione del paziente si potrebbe aggiungere la seguente frase:

«Se in caso di triage oppure di una situazione medica instabile non dovessi essere in grado di discernere, desidero che si contatti la mia unità spinale di fiducia (Nome e indirizzo dell’unità spinale) per informarsi circa il mio stato di salute generale.»

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