Tornare sul mercato del lavoro con l’aiuto di un coach

Pirmin Wolfisberg offre consulenza, supporto e coordinamento, ed è impressionato dallo spirito di volontà delle persone para e tetraplegiche.

La questione del futuro professionale si pone alle persone con lesione midollare già durante la prima riabilitazione. Potranno continuare a esercitare la loro attività lavorativa? Ci sarà bisogno di una riconversione, o di un corso di perfezionamento? Nel Centro svizzero per paraplegici, i consulenti del reinserimento inducono i pazienti a porsi questo tipo di domande e, all’incirca un mese prima di uscire dalla clinica, entra in scena uno come Pirmin Wolfisberg di ParaWork in veste di coach. Per i suoi «clienti», il coach smuove mare e monti allo scopo di creare le condizioni ottimali per il rientro nel mondo del lavoro. Diventa allo stesso tempo interlocutore, persona di fiducia e motivatore. «In qualità di coach del lavoro, devo essere connesso con tutte le parti in gioco e saper dare i consigli giusti, dettati dalle circostanze», afferma Wolfisberg. Il suo obiettivo: creare le condizioni migliori per il reinserimento.

 «Rimango sempre molto impressionato nel vedere la motivazione delle persone para e tetraplegiche a voler tornare a lavorare.»

Prova lavorativa mirata alla riformazione

Insieme al cliente, ai rappresentanti del datore di lavoro e alle assicurazioni si stabiliscono quali attività e percentuale lavorativa possa assumersi la persona in questione. Il coach è anche incaricato degli accertamenti presso le assicurazioni sociali, poiché un buon rapporto tra lavoro e prestazione assicurativa contribuisce alla riuscita del reinserimento professionale. Il coach chiarisce anche se il luogo di lavoro è accessibile in sedia a rotelle e, all’occorrenza, fa appello ad altri specialisti come ergoterapisti e architetti. Poi, in molti casi il cliente inizia un lavoro a titolo di prova terapeutica presso il vecchio datore di lavoro. Riprende pian piano contatto con la vita di prima, lo scambio con i colleghi, si riabitua ai processi una volta tanto consueti, partecipa ad eventi sociali. «Non esiste un unico schema d’integrazione professionale, ci si occupa di ogni cliente individualmente», precisa Pirmin Wolfisberg.

Pirmin Wolfisberg Coach bei ParaWork

Un iter da percorrere insieme

All’inizio della collaborazione, pone due domande al suo cliente: Che obiettivo hai? In cosa posso esserti utile? «Solo allora ci incamminiamo insieme sul percorso dell’integrazione professionale», afferma Pirmin Wolfisberg. Il suo lavoro è quello di consigliare, appoggiare, coordinare. Ma senza sgravare il cliente di qualsiasi compito, perché sta a lui informarsi su certe circostanze e tendenze nel suo settore di attività. Il coach assiste poi i clienti sul luogo del lavoro, un processo che può talvolta durare molti anni. 

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